11 Followers
6 Following
Arya

Locanda dei Libri

Currently reading

La regina di maggio
Theresa Tomlinson
Il Vischio E La Quercia: La Spiritualità Celtica Nell'europa Druidica
Riccardo Taraglio

“Il curioso caso di Benjamin Button”

Il curioso caso di Benjamin Button - Francis Scott Fitzgerald
Nella Baltimora bene del 1860, in un mattino di settembre Benjamin Button si annuncia al mondo tra l’indignazione del medico e l’incredulità del padre.
Mister Roger Button infatti non troverà nella culla un tenero fagottino dalla pelle di pesca e le gote rosee e carnose, bensì un vecchietto rugoso, con gli occhi fumosi e la barba bianca.
I Button avevano sempre goduto di grande considerazione e rispetto, ma ora la loro perfetta posizione sociale sta per essere minata da questa stramberia della natura.
Come riuscirà Benjamin a cavarsela in un mondo che va al contrario? In un mondo che invecchia ora dopo ora, mentre lui ringiovanisce?
“Il curioso caso di Benjamin Button” offre molti spunti interessanti, però mi è parso che Fitzgerald gli abbia dato poco spessore.
Forte è stata la mia delusione per il finale… ho letto l’ultima riga, pronta per voltare pagina e sapere come continuava e… BAM! Scopro che il racconto era già finito, chiuso in poche parole, senza uno straccio di riflessione sulla vita tanto singolare quanto unica di Benjamin.
«Fitzgerald… ma perché? »
E’ stato geniale, secondo me, ad inventarsi una storia così singolare, dove un bambino nasce vecchio, cresce ma invece di invecchiare, come nell’ordine naturale delle cose, ringiovanisce fino a morire in fasce.
Ho anche apprezzato l’ironia iniziale del racconto, dove è evidente che Fitzgerald ha tutte le buone intenzioni di scimmiottare la casta abbiente di primo Novecento. E poi? Francis mi va a scivolare con un andamento pallido e un finale insignificante.
Poche emozioni, niente picchi di tensione, scarsa consistenza… un’idea originale di partenza, ma che vale poco se poi non viene spremuta e non vengono tirate fuori le sue potenzialità.
Avete presente i canovacci delle opere teatrali? Il canovaccio equivale ad uno schema, ad una stesura approssimativa dell’opera. Ecco… “Il curioso caso di Benjamin Button” mi è parso una sorta di canovaccio, dove vengono abbozzate le linee guida della storia senza approfondirle più di tanto, ma questo sicuramente indebolisce il coinvolgimento del lettore, rivelandola come una lettura poco appassionante.
Che Fitzgerald abbia evitato qualsiasi tipo di commento o considerazione, optando per uno stile più asciutto, per lasciare spazio ai pensieri dei lettori? Potrebbe essere… ciò che mi ha fatto riflettere è stato come l’autore tratta un tema ancora oggi molto attuale: il diverso. Come si cerca di non sporcare la propria immagine, di apparire sempre come la società ci vuole e di salvare comunque le apparenze.
Il finale, anche se non mi è piaciuto affatto, ha però fatto nascere in me un’altra considerazione derivata dal fatto che Benjamin si spegne dimenticando tutto, senza ricordare nulla della sua vita. Questo l’ho trovato di una tristezza immensa.
Io credo che una persona che sia ricca o sia povera, buona o cattiva, bella o brutta, ordinaria o diversa… alla fine della sua vita, in quel preciso momento, quella persona è perfettamente uguale a tutti gli altri, una sola cosa la differenzia: i suoi ricordi. Il ricordo di una vita vissuta e dei sentimenti provati sono la vera ricchezza, il patrimonio che una persona si porta via con sé… e andarsene senza ricordare di aver vissuto penso che sia una delle cose peggiori di questo mondo.
Secondo me l’autore avrebbe dovuto lavorare molto di più su questo, indagare maggiormente sulla psicologia del protagonista, approfondire anche il rapporto di Benjamin con la moglie, un rapporto inevitabilmente complicato e, ad un certo punto, compromesso a causa della crescita/decrescita del personaggio.
A mio modesto parere, se Fitzgerald avesse insistito di più sui vari aspetti di questo racconto, “Il curioso caso di Benjamin Button” sarebbe diventato un libro indimenticabile, invece di essere ricordato solo grazie alla trasposizione cinematografica liberamente tratta dal racconto e diretta da David Fincher.
Credo, in tutta sincerità, che Francis Scott Fitzgerald abbia stretto fra le mani un diamante allo stato grezzo senza rendersene conto.
Leggetelo se volete togliervi lo sfizio, io sono comunque contenta di averlo fatto; d'altronde è un racconto di poche pagine che porta via un pomeriggio e una serata al massimo… ma non è una storia che fa innamorare.